Frammenti di cultura contadina in maremma

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L’opera narra delle avventure di vita quotidiana inerenti la famiglia Bandinelli,cui l’autore appartiene. E’ ambientato nella civiltà rurale maremmana,dall’inizio alla fine del diciannovesimo secolo e racconta sia episodi della vita di tutti i giorni che di avvenimenti pubblici. Offre inoltre una dettagliata descrizione dell’arte e dei mestieri dell’epoca.

Editore: Fausto Bandinelli (25 gennaio 2014)

Estratto:

Frammenti di vita in campagna

La vita di campagna dell’epoca era molto dura. Gli anni che mi accingo a descrivere vanno dal 1925 circa fino al primo dopoguerra. La situazione economica del paese,come é ben noto,girava male ancor precedentemente ed era sicuramente peggiorata con l’evolversi della dittatura Fascista prima e della Seconda Guerra Mondiale poi.Nelle famiglie rurali dell’epoca, quella che si viveva nelle campagne era una economia a ciclo quasi chiuso,ove si producevano,si trasformavano e si consumavano quasi tutti i generi alimentari e non solo che servivano per il sostentamento delle numerose famiglie contadine. Tutti erano costretti,per così dire,a dare il proprio apporto alla causa comune,uomini,donne e bambini. I ragazzi,anche se minimamente,venivano mandati a scuola. Il corso di studio,per i figli dei mezzadri si interrompeva all’incirca alla seconda o alla terza elementare. Caso raro coloro i quali studiavano fino al conseguimento della licenza elementare. Solamente i figli dei dottori,dei fattori o di qualche proprietario terriero avevano mezzi economici a disposizione per poter continuare gli studi. I figli,gioco forza,erano visti, più che come una risorsa cui affidare il futuro,fonte di lavoro materiale da poter impiegare nei lavori agricoli,anche in virtù del fatto che le lavorazioni erano svolte manualmente o con qualche misero attrezzo azionato dalla forza animale. Gli orari del lavoro non erano certamente scanditi dal ticchettio dell’orologio,ma dal sorgere e dal tramontare del sole. Come era sovente dire,si lavorava da buio a buio. Nel periodo invernale,dato il tramonto anticipato,la giornata lavorativa era leggermente più corta. Per ovviare a ciò,la sera vigeva l’abitudine di andare a sfogliare il granoturco nella stalla,luogo raccolto e reso caldo dalla presenza degli animali. I più anziani,alla timida luce di una lanterna,affiancavano abilmente qualche racconto di vita,magari per rendere il lavoro più piacevole e per tenere vivo ed operoso l’impegno dei ragazzi.I lavori che si svolgevano nel periodo invernale erano la semina ed il governo del numeroso bestiame che popolava le fattorie del tempo. Altro lavoro invernale era la raccolta delle olive che avveniva manualmente senza nemmeno l’utilizzo dei teli raccoglitori. L’olio veniva diviso,come tutti i prodotti,con il proprietario del fondo,ma era considerato un bene sì prezioso a tal punto che i mezzadri potevano permettersi di richiamare anche manodopera extra aziendale,cui destinavano una parte del loro profitto.La primavera e l’estate erano le stagioni in cui si lavorava maggiormente,un po’,come detto precedentemente a causa delle giornate più lunghe,un po’ perché era necessario svolgere quelle operazioni che rivestivano fondamentale importanza per tutta l’economia annuale. In primavera si raccoglieva il fieno e si facevano i pagliai,tipici cumuli di foraggio a forma di piramide con al centro un lungo legno chiamato stollo. Rappresentavano la scorta di cibo necessaria a nutrire gli animali per l’intero periodo invernale,anche se,nella nostra amata Maremma,gli inverni non troppo rigidi permettevano anche di poter disporre di erbai autunno-vernini che incrementavano l’alimentazione. Sempre in estate si procedeva alla famosa mietitura,operazione che consentiva di raccogliere il frumento. Una parte veniva venduto ed una parte veniva conservato per fare farina,dalla quale si ricavava il pane,alimento basilare per sfamare le numerose famiglie. Nel periodo estivo,per alimentare il bestiame,vigeva l’abitudine di affogliare le poderose querci che adornano le splendide colline maremmane. Abilmente,una parte della fronda veniva tagliata e fatta cadere a terra per nutrire pecore e vacche e fargli così mangiare qualcosa di verde,merce assai rara da Giugno fino ad Ottobre inoltrato.

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